SENO – CHIRURGIA

Mastoplastica additiva – Aumento del seno

La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico che, grazie all’inserimento di una protesi mammaria al di sotto della ghiandola o del muscolo pettorale, permette l’aumento di volume del seno migliorandone forma, simmetria e proporzioni.
L’intervento di rimodellamento volumetrico del seno è consigliato in quelle situazioni di:
• Seno piccolo o ipoplasia mammaria;
• Cedimento cutaneo e svuotamento del seno causato da gravidanze, dimagrimenti, con involuzione del parenchima mammario (ipotrofia);
• Asimmetrie di volume delle mammelle.
Esistono diverse tipologie di protesi utilizzabili, e durante la visita pre-operatoria verrà valutata la più adatta; tra i tipi di protesi abbiamo:
• Rotonde: sono più adatte ad un seno molto piccolo, in quanto lo rendono più morbido ed evidente ma con un effetto naturale;
• Anatomiche: riempiono un seno svuotato dando un aspetto sempre naturale, proiettandolo maggiormente senza render aggressivo però il décolleté.
Nella scelta del modello più adatto devono essere presi in considerazione diversi fattori, come il tipo di risultato desiderato, nonché le caratteristiche anatomiche della paziente e dei tessuti; l’effetto finale sarà determinato dalla somma di tutti questi fattori: tipo di protesi scelta, volume, grandezza e stato della ghiandola con rispetto delle proporzioni.
Per garantire il massimo risultato estetico è importante che le protesi non superino in larghezza quella della ghiandola, per non renderla visibile; vengono prese in considerazione e valutate anche l’ampiezza delle spalle e del torace.
È stato accertato che non esiste alcuna correlazione tra l’impianto di protesi al silicone e l’insorgenza di malattie autoimmunitarie o di tumori al seno.

TECNICA CHIRURGICA
Le protesi possono essere inserite in diverse sedi:
• Retro-ghiandolare: ovvero sotto la ghiandola e sopra il muscolo pettorale, tecnica chirurgica rivolta a chi presenta un’adeguata copertura di cute e ghiandola mammaria. Quest’intervento è il meno aggressivo ed è da preferire in pazienti che svolgono attività sportive in cui il muscolo grande pettorale è sottoposto a sforzi particolarmente intensi;
• Dual-plane (parzialmente sotto-muscolare): dietro il muscolo solo nella porzione superiore, dietro la ghiandola mammaria nella porzione inferiore. Grazie a questa tecnica si può ottenere un risultato armonico in tutto il seno;
• Multi-plane: la protesi viene inserita parzialmente sotto il muscolo pettorale e dall’interno la ghiandola si riposiziona più in alto, è una delle tecniche più frequentemente utilizzate per chi vuole un aumento di seno e presenta anche un lieve rilassamento cutaneo;
• Sotto-muscolare: totalmente dietro il muscolo pettorale, tecnica chirurgica rivolta a chi presenta una quantità di cute e ghiandola mammaria tale da non coprire perfettamente la protesi; questa tecnica segue il concetto che è sempre preferibile posizionare l’impianto il più possibile in profondità. La continua contrazione del muscolo data dal movimento permette un costante massaggio delle protesi che favorisce la costituzione di una capsula peri-protesica più morbida e meno spessa. In soggetti particolarmente magri è meno visibile il contorno della protesi, che potrebbe dare un aspetto innaturale. Inoltre, l’esecuzione di esami strumentali come mammografia o ecografia risultano più agevoli.

Durante la visita viene anche decisa la sede dell’incisione, sottile e poco visibile, che può essere effettuata nel solco sottomammario oppure peri-areolare, e in alcuni casi particolari anche trans-ascellare, ovvero in corrispondenza dell’apice inferiore del cavo ascellare.
Le cicatrici hanno una lunghezza di circa 3-4 cm e se la paziente ha l’accortezza di non esporle al sole nei mesi seguenti l’intervento, di massaggiarle con apposite creme, via via sbiadiscono dopo alcuni mesi diventando impercettibili.
Talvolta viene posizionato un drenaggio per ventiquattro ore allo scopo di eliminare la componente sierosa e ridurre il rischio di ematomi.

RIPRESA NORMALI ATTIVITÀ
L’intervento viene effettuato in anestesia generale, previo colloquio con il Medico anestesista dell’equipe chirurgica e prevede una notte di degenza in clinica.
La convalescenza è breve e non presenta disagi particolari, infatti già dopo la prima medicazione la paziente indosserà un reggiseno conformato per 4 settimane.
Il dolore post-operatorio (mai eccessivo) viene ben controllato da farmaci antidolorifici e generalmente tende a scomparire dopo 24-48 ore; nell’immediato post-operatorio il seno sembrerà più grande di quanto non sia in realtà per l’importante edema (gonfiore) presente, che tenderà gradualmente a ridursi nel corso delle settimane. Occorrono almeno 6 settimane prima di vedere il nuovo seno in condizioni normali ed attendere almeno tre mesi prima di sentirlo sufficientemente morbido. È consigliato non esporre ai raggi solare la cicatrice per almeno sei mesi.

Dopo l’impianto di protesi mammaria sia retro-ghiandolari che retro-muscolari è possibile effettuare i comuni esami diagnostici quali: ecografia, mammografia e risonanza magnetica, ottenendo chiare immagini del tessuto e della protesi stessa.
È possibile allattare dopo l’intervento di mastoplastica additiva.
Nel caso in cui la paziente rimanesse incinta non esistono problemi per un eventuale allattamento in quanto nessuna tecnica prevede l’interruzione dei dotti e la ghiandola rimane funzionalmente intatta.
È buona norma attendere almeno una settimana prima della ripresa graduale delle attività e comunque interromperne per almeno quattro quella sportiva.
Il seno sarà indolenzito ed è quindi consigliabile evitare contatti diretti per qualche settimana.
Nel decorso post-operatorio è bene evitare ampi movimenti con le braccia per circa due settimane.
Un certo indolenzimento alla palpazione è destinato a risolversi nell’arco di dieci giorni. In alcuni casi può accadere che la reazione cicatriziale che si forma attorno alla protesi risulti eccessiva e determini un aumento della consistenza del seno. Ciò comporta controlli successivi e, eventualmente, provvedimenti che il chirurgo adotterà caso per caso.
La paziente può altresì avvertire, a causa del trauma chirurgico dei nervi sensitivi, una diminuita sensibilità del capezzolo o dell’areola: tale diminuzione è transitoria e in pochi mesi si ripristina la normale sensibilità. Complicanze quali ematoma e infezioni compaiono molto raramente.
Nella sede di accesso in cui è stata praticata l’incisione si noterà una piccola cicatrice che tenderà ad assottigliarsi e schiarirsi, diventando sempre meno visibile, con il passare del tempo.

CONTROLLI
Solitamente vengono eseguite due visite di controllo post-intervento: la prima per la rimozione dei punti di sutura e dei bendaggi a 8-10 giorni, e la seconda a distanza di 30 giorni per valutare la guarigione.
L’intervento di mastoplastica additiva è ampiamente standardizzato, ma come tutti gli interventi può presentare complicanze generiche e specifiche associate ad esso.
La più comune è la contrattura capsulare ma bisogna dire che con l’avvento degli ultimi dispositivi protesici, tale evenienza si verifica molto raramente.
Esistono vari gradi di contrattura e nei casi più gravi si pone l’indicazione ad un nuovo intervento chirurgico che può essere di indebolimento della capsula, o di rimozione della capsula stessa ed in alcuni casi può essere necessario effettuare il cambio dell’impianto protesico.
Da qualche anno le protesi hanno una garanzia illimitata nel tempo, senza più bisogno di essere sostituite dopo 10/12 anni.

Queste informazioni sono solo anticipatorie ma, al fine di fornirvi una maggior chiarezza, durante la prima visita vi verrà rilasciata copia del consenso informato e verrà discusso tale consenso insieme a voi, in modo da farvi approcciare l’intervento di Chirurgia Estetica con serenità e corretta informazione.

Mastoplastica riduttiva – Riduzione del seno

Un seno di dimensioni eccessivamente grandi può essere fonte di disagio ed inoltre spesso è una grande limitazione di movimento ed in casi estremi può provocare problemi funzionali alla schiena quali mal di schiena, atteggiamenti viziati della colonna vertebrale, solchi dolorosi sulle spalle dovuti al reggiseno e arrossamenti del solco sottomammario causati dal frizionamento della pelle.
La mastoplastica riduttiva ha lo scopo di ridurre il volume del seno e riportarlo alla posizione ottimale, modellandolo in base alla corporatura e al desiderio della paziente.
Tale metodica è richiesta soprattutto da giovani donne il cui seno si è eccessivamente sviluppato durante la pubertà e, purtroppo per le caratteristiche particolari della mammella che è composta da un insieme di cellule adipose e di ghiandola mammaria, è possibile ridurre il seno attraverso la lipoaspirazione solamente in casi selezionati (anche perché con la lipoaspirazione si riesce a ridurne di poco le dimensioni; in più per rimpicciolire e allo stesso tempo restituire pienezza ai seni, spesso è necessario rimuovere cute e ghiandola mammaria, oltre a tessuto adiposo).
Per ridurre il seno quindi sarà inevitabile che residuino delle cicatrici sulle mammelle, la bravura dei chirurghi, insieme alla buona capacità del paziente a cicatrizzare e alle cure postoperatorie, renderanno questi segni appena visibili.
Durante la visita pre-operatoria verranno valutate le tecniche più adatte alle caratteristiche anatomo-morfologiche del paziente.
Si potranno prendere in considerazione metodiche che unicamente rimuovono i tessuti in eccesso, ed altre che in aggiunta riposizionano i tessuti rimanenti; in entrambi i casi i capezzoli saranno sollevati di alcuni centimetri.
Le cicatrici che risulteranno potranno essere unicamente intorno all’areola o si estenderanno nel polo inferiore del seno.
Per le pazienti non più giovani l’intervento acquista anche un significato di ringiovanimento che permette loro di rivalutare la propria immagine corporea, di sentirsi più in armonia con sé stesse, in quanto il seno cadente acquista forma, turgore e proiezione.

TECNICA CHIRURGICA
La mammografia a volte può essere necessaria prima dell’intervento e viene eseguita per assicurarsi che non siano presenti prima dell’intervento malattie della mammella. L’intervento di mastoplastica riduttiva viene eseguito in anestesia generale.
È consigliabile evitare di assumere aspirina o farmaci che la contengano per 2 settimane prima e 2 settimane dopo l’intervento e, per le pazienti in trattamento con contraccettivi orali, di interrompere l’assunzione di tali farmaci un mese prima dell’operazione.
Disegni e misurazioni sono parti essenziali della preparazione all’intervento e si eseguono prima dell’anestesia a paziente in posizione eretta.
L’intervento consiste nella rimozione di parte della cute e dei sottostanti tessuti della mammella, spostando l’areola più in alto e rimodellando i rimanenti tessuti in una configurazione più piccola e più alta.
Le cicatrici lasciate da questo intervento, quantunque tendano a rendersi meno evidenti con il tempo, sono permanenti.
Esistono molte tecniche d’intervento, a seconda del caso da risolvere, che si distinguono in base alla cicatrice residua (oltre la sottile cicatrice che circonda l’areola che viene ridotta e sollevata in alto):
• Solo cicatrice peri-areolare: vi è una sola cicatrice che circonda tutta l’areola, ed è una tecnica che può essere usata in casi con cute elastica e spessa e in quei casi di asportazione di cute e volume ghiandolare non eccessivi;
• Cicatrice verticale: vi è una sottile linea cicatriziale verticale dal margine inferiore dell’areola fino alla piega sotto-mammaria;
• Cicatrice ad L: la cicatrice verticale, raggiunta la piega sotto-mammaria, gira per pochi centimetri verso l’esterno nella piega stessa;
• Cicatrice a T rovesciata: si ha una cicatrice verticale che va dall’areola al solco, più una cicatrice orizzontale curvilinea nel solco.
In nessun caso vi sono cicatrici al di sopra dell’areola.
A prescindere dalla tecnica utilizzata, si avrà l’asportazione del tessuto cutaneo e ghiandolare eccedente, e successivamente si modellerà il seno, rifinito da una precisa e minuziosa sutura cutanea. Vengono apposti due drenaggi (che verranno rimossi dopo uno o due giorni) e verrà confezionata una medicazione di sostegno.
Eventuali lesioni benigne potranno essere asportate in corso di intervento.

RIPRESA NORMALI ATTIVITÀ
Il decorso post-operatorio non è doloroso e prevede 1-2 giorni di degenza; talvolta può insorgere una sensazione di bruciore dovuta alla sutura soprattutto ai lati della zona operata. Dopo due o tre giorni la paziente può progressivamente riprendere le sue normali attività, evitando per almeno quindici giorni traumi al seno.
L’edema (gonfiore) è presente in modesto grado, diminuendo il terzo e quarto giorno dopo l’intervento. Una medicazione di sostegno e praticata al momento dell’intervento e viene sostituita successivamente da un reggiseno confortevole che dovrà essere indossato notte e giorno per 3 mesi.
Le attività lavorative e sociali non potranno essere riprese prima di 15 giorni così come la guida dell’automobile. Se il lavoro della paziente fosse tale da richiedere attività fisica quale sollevamenti, spinte, ecc. sarà necessario un periodo di convalescenza più lungo.
I punti di sutura vengono tolti in tempi successivi e comunque entro 15-20 giorni dall’operazione.
Le cicatrici, che per un certo periodo sono sottili e lineari, verso il terzo mese si arrossano, per poi schiarirsi definitivamente verso il sesto o nono mese.
La sensibilità dell’areola o del capezzolo vengono di solito recuperate in un periodo variabile da 2 a 6 mesi. Talvolta, però, soprattutto se la mastoplastica riduttiva è stata effettuata su un seno particolarmente grosso, l’eventuale interruzione di alcune terminazioni nervose, invisibili ad occhio nudo, comporta un maggiore ritardo nel recupero della sensibilità originaria, e in qualche raro caso residuano zone con sensibilità parziale.
Occasionalmente può essere necessaria una revisione delle cicatrici per ottenere un risultato estetico ottimale, che può essere eseguita in anestesia locale con un piccolo intervento non prima di sei mesi dall’intervento.
In generale e bene che le pazienti sottoposte a mastoplastica riduttiva non cerchino di allattare dopo essere state operate. L’allattamento comunque, provoca un ingrossamento della mammella che vanificherà il risultato dell’operazione. In alcuni casi l’allattamento sarà impossibile per la rimozione di gran parte del tessuto ghiandolare.
Le complicanze sono generalmente rare e rispondono con prontezza ad un trattamento appropriato senza compromettere il risultato finale dell’operazione:
• Sanguinamento: il sangue può accumularsi nella mammella e sarà quindi necessario riaprire una delle ferite al fine di rimuovere il sangue accumulato e prevenire ulteriori sanguinamenti;
• Infezioni: si verificano molto raramente e generalmente rispondono prontamente al trattamento antibiotico;
• Perdita di sensibilità del capezzolo: generalmente è temporanea ed è previsto che la sensibilità si riacquisti quasi completamente con il tempo. In rare occasioni essa può essere permanente;
• Perdita di un capezzolo: parziale o totale è un’eventualità estremamente rara, ma e riportato qualche caso nella letteratura medica. Qualora dovesse accadere, può essere eseguito in un tempo successivo un intervento ricostruttivo con risultati soddisfacenti;
• Asimmetrie: possono essere riscontrate nella forma, dimensioni o posizione dell’areola, e sono ben risolvibili con un piccolo intervento correttivo.

CONTROLLI
Il giorno successivo o a 48 ore si isolano i drenaggi, dopodiché viene effettuata una visita di controllo a 7 giorni per medicare le cicatrici. I punti di sutura resteranno in sede fino a 15 giorni dall’intervento.
Preferiamo eseguire una visita di controllo anche a distanza di 60 e 90 giorni per monitorare l’evoluzione della guarigione.

Queste informazioni sono solo anticipatorie ma, al fine di fornirvi una maggior chiarezza, durante la prima visita vi verrà rilasciata copia del consenso informato e verrà discusso tale consenso insieme a voi, in modo da farvi approcciare l’intervento di Chirurgia Estetica con serenità e corretta informazione.

Mastopessi e areolopessi – rimodellamento e sollevamento del seno e del complesso areola-capezzolo con o senza protesi

Nel corso della vita il seno subisce una evoluzione spontanea, naturale e fisiologica verso un rilassamento, e la ptosi può essere accentua¬ta e causata da molte cause che schematicamente si suddividono in:
• Fattori costituzionali: sono alla base del nostro aspetto e molte donne fin dallo sviluppo presentano un seno cadente. A essi è lega¬ta la struttura e l’elasticità della pelle che riveste il seno e la robustezza del legamento sospensore;
• Struttura della ghiandola: un seno prevalentemente ghiandolare e con struttura connettiva densa e compatta è più resistente alla ptosi di un seno adiposo;
• Il volume del seno: influisce sulla sua caduta in basso. In un seno grande, la cute che lo sostiene è sottoposta a una mag¬gior distensione;
• La forma del seno: un seno a base larga si conserva meglio di un seno a stretta base d’impianto o a forma di pera.
Gravidanze ed allattamento sono i fattori più naturali che influiscono su tale problematica, infatti l’aumento di volume della ghiandola determina una eccessiva disten¬sione della cute con frequente comparsa di smagliature per rottura delle fibre elastiche del derma. Nel post-partum la pelle con dif¬ficoltà ritorna al suo volume originale, rimanendo in genere in eccesso mentre la ghiandola va spesso incontro a atrofia.
Anche le variazioni di peso influiscono su tale condizione: ingrassamenti e dimagrimenti eccessivi e ripetuti determinano gli stessi effetti negativi delle gravidanze, distensione cutanea e atrofia di ghiandola e grasso.
Da quanto descritto vediamo come alla base di una ptosi mammaria, ossia di una caduta del seno, vi è una spro¬porzione tra il contenente (la pelle in eccesso) ed il contenuto (ghiandola e grasso ridotti di volume). L’intervento chirurgico ha lo scopo di riportare questi due elementi a una giusta proporzione tra loro con un “lifting cutaneo”, ossia una adeguata riduzione della cute in ecces¬so così da creare un nuovo e permanente reggiseno naturale. Allo stesso tempo si rimodella, si raccoglie e si solleva la ghiandola mammaria fissandola stabilmente in una posizione più alta, attraverso l’intervento di mastopessi.
La ptosi mammaria può essere di vario grado, I°-II°-III° grado in rapporto alla discesa del capezzolo ossia alla distanza tra la piega sotto¬mammaria ed il capezzolo stesso. Se la distanza tra il solco sottomammario e il capezzolo disceso è di 1-2 cm la ptosi è lieve, se 2-4 cm la ptosi è media, se più di 4-5 cm la ptosi è grave: maggiore è questa distanza, maggiore è la riduzione cutanea necessaria.
In base al volume di ghiandola e di grasso, la ptosi mammaria si può presentare in tre forme che richiedono differenti corre¬zioni chirurgiche:
• Ptosi con volume ghiandolare normale: il seno appare di volume normale, ma rilassato e flaccido, con cute poco elastica. Si esegue il singolo intervento di mastopessi;
• Ptosi con abbondante volume ghiandolare: in questo caso può essere necessaria anche una parziale riduzione del volu¬me generale, insieme alla mastopessi;
• Ptosi con scarso volume ghiandolare: sono i cosiddetti “seni svuotati” in cui vi è stato un riassorbimento o atrofia del contenuto ghiandolare. Il seno appare come un “sacco vuoto” che dovrà essere non solo ridotto, ma anche riempito. In tali casi è necessario completare l’intervento di mastopessi con l’inserimento di una protesi mammaria per dare un adeguato volume e consistenza al seno, questo intervento è definito con il termine di mastoprotesi.

TECNICA CHIRURGICA
Come per tutti gli altri interventi al seno è obbligatorio eseguire prima dell’intervento un’ecografia o mammografia per essere sicuri che non ci sia nessun nodulo da togliere durante l’intervento.
Dalla settimana precedente è buona norma non assumere acido acetilsalicilico (aspirina) o anti-infiammatori per evitare problemi di coagulazione e per i fumatori astenersi per almeno 4 settimane (due prima e due dopo l’operazione) dal fumo di sigaretta.
La mastopessi viene generalmente eseguita in anestesia generale; in pazienti selezionati possono essere praticate tecniche con cicatrici ridotte e di conseguenza gli interventi vengono condotti in anestesia locale con sedazione.
Se si vuole ottenere un buon risultato quando è presente una ptosi moderata-grave, è inevitabile il ricorso ad una pessi mammaria con sollevamento dell’areola e riduzione della cute in eccesso, in quanto è falso ritenere che il solo inserimento di una protesi possa sollevare il seno.
Alcune pazienti, come quelle che hanno un seno di piccole dimensione e quindi con una ptosi molto ridotta, possono essere sottoposte a procedure chirurgiche che prevedono cicatrici ridotte. La più frequentemente utilizzata tra queste tecniche è quella che prevede la rimozione della cute in eccesso ed il riposizionamento in alto del complesso areola-capezzolo mediante la sola cicatrice peri-areolare.
Le tecniche di mastopessi si distinguono in base alla cicatrice residua, oltre la sottile cicatrice che circonda l’areola che viene ridotta e sollevata in alto, e non sono dissimili dalle cicatrici della mastoplastica riduttiva (sola cicatrice peri-areolare, cicatrice verticale, cicatrice ad L, cicatrice a T); si rimodella quindi il seno riposizionando l’areola ed il capezzolo al giusto livello ed eliminando la pelle in eccesso per ottenere una forma esteticamente gradevole. Le incisioni che si effettuano nel corso dell’intervento lasciano delle cicatrici destinate a migliorare il loro aspetto, fino a diventare poco evidenti.
I punti fondamentali dell’intervento di scultura del nuovo seno sono tre:
• Il lifting cutaneo, ossia una riduzione appropriata della cute in eccesso con sollevamento e contemporanea riduzione dell’areola mammaria spesso ingrandita dalla distensione del seno;
• Il rimodellamento e sollevamento della ghiandola mammaria in modo tale da riempire stabilmente la metà superiore del seno (il polo superiore appiattito e svuotato) o con una protesi mammaria o con una autoprotesi ghiandolare;
• il bloccaggio del seno al muscolo pettorale con un nuovo e naturale legamento di sospensione, di modo che il risultato ottenuto sia duraturo negli anni.
L’intervento viene eseguito rimuovendo la porzione di lembi di tessuto in eccesso e restituendo al seno un volume, una forma e dei rapporti più armonici e proporzionati. L’aspetto definitivo sarà un seno rimodellato nei suoi diversi profili, quindi più piccolo, più armonico, leggero e tonico.
L’utilizzo eventuale di protesi mammaria (mastopessi con protesi) viene concordata durante la visita pre-operatoria e, nel caso in cui fosse necessaria, viene inserita attraverso lo stesso accesso necessario alla correzione della ptosi.
In base all’intervento eseguito vi può essere o meno l’indicazione di apporre dei drenaggi nel sito chirurgico. Il periodo post-operatorio prevede una medicazione protettiva che verrà sostituita successivamente da un reggiseno contenitivo.
Alcuni medici propongono anche un trattamento per sollevare il seno con fili interni o con filler di acido ialuronico, ma il nostro ambulatorio non impiega tali tecniche perché tali sostanze possono interferire con i regolari controlli al seno che una donna deve eseguire ed inoltre non garantiscono un risultato apprezzabile e stabile.
Solamente in casi selezionati sarà possibile utilizzare la tecnica del lipofilling (collegamento ipertestuale a LIPOFILLING) con lo stesso grasso della paziente per riempire il seno, qualora non vi sia un eccessivo rilassamento cutaneo.

Introflessione dei capezzoli
Purtroppo molte donne dall’età dello sviluppo presentano dei capezzoli completamente piatti o addirittura rivolti internamente. Il problema è ancora più grave quando questa situazione è presente solo da un lato ed è difficilmente nascondibile.
Fortunatamente la correzione è piuttosto semplice, eseguibile in anestesia locale ed in regime di day-hospital.
Si eseguirà una piccola incisione nascosta nell’areola e si allungheranno i dotti retraenti del capezzolo, ed un paio di minuscoli punti di sutura completeranno l’opera.
Tuttavia l’unico modo per poter totalmente contrastare la tendenza che dopo l’intervento i capezzoli tendano a ripiegarsi verso l’interno, è applicare un piercing che dovrà essere tenuto per i primi sei mesi post-operatori, dopodiché sarà possibile levarlo senza correre alcun rischio di ricadute.
Nella quasi totalità dei pazienti dopo l’intervento la sensibilità sarà mantenuta.

Lifting dei capezzoli
In altri casi, spesso dopo l’allattamento, i capezzoli diventano penduli ed hanno bisogno di un lifting per ritornare ad una forma e a delle dimensioni contenute.
Si potrà agire chirurgicamente in anestesia locale e in day-hospital ridimensionandoli, restituendo la corretta forma e riposizionandoli attraverso tecniche differenti che verranno valutate in sede di visita pre-operatoria. La richiesta di correzione del capezzolo pendulo è raramente isolata, più spesso la donna richiede una mastopessi con introduzione di protesi per ridare volume ai tessuti e abbina per ragioni estetiche la correzione del capezzolo pendulo e l’eventuale restringimento dell’areola. La tecnica operatoria comporta la resezione di uno spicchio di capezzolo e un accorciamento della sua lunghezza. Se l’areola è troppo grande si esegue la sua resezione parziale per ridurla.

RIPRESA NORMALI ATTIVITÀ
L’intervento di mastopessi che viene eseguito in anestesia generale, ha un decorso post-operatorio non doloroso (talvolta soprattutto ai lati della zona operata può insorgere una sensazione di bruciore dovuta alla sutura) e prevede 1-2 giorni di degenza.
La paziente dovrà indossare da subito un reggiseno conformato per 4 settimane. Dopo l’intervento è lecito attendere la comparsa di un edema che tende a scomparire in 4-6 settimane. Il dolore è molto modesto e ben controllabile con i farmaci e lascia rapidamente il posto ad un fastidio.
I punti di sutura vengono tolti in tempi successivi, i primi in settima giornata e gli ultimi in terza settimana.
La sensibilità dell’areola o del capezzolo è di solito recuperata in un periodo variabile da 2 a 6 mesi. Talvolta, però, soprattutto se la mastopessi è stata effettuata su un seno particolarmente grosso, l’eventuale interruzione di alcune terminazioni nervose, comporta un maggiore ritardo nel recupero della sensibilità originaria, e in qualche raro caso residuano zone con sensibilità parziale.
È buona norma attendere almeno una settimana prima della ripresa graduale dell’attività e comunque interrompere per almeno quattro quella sportiva, evitando tutti i movimenti che determinano un’eccessiva contrazione del muscolo pettorale e che stressano le cicatrici.
Il gonfiore e gli eventuali ematomi si risolvono in circa 15 giorni.
L’intervento di mastopessi è un intervento importante e come tutti gli interventi presenta complicanze generiche e specifiche associate ad esso.
Tra le complicanze generiche ricordiamo: sieromi, ematomi, infezioni. Tra quelle specifiche: la riduzione o perdita di sensibilità del complesso areola-capezzolo.
La mastopessi, a seconda del grado di ptosi mammaria e quindi della tecnica utilizzata, lascia in ogni caso delle cicatrici permanenti ed evidenti, che vengono comunque nascoste in un reggiseno o in un costume da bagno. Le cicatrici, che per un certo periodo rimangono sottili e lineari, verso il terzo mese si arrossano per poi schiarirsi definitivamente verso il sesto o nono mese.
Può talvolta verificarsi una non omogeneità dei due complessi areola-capezzolo. Una scadente cicatrizzazione, sia nella durata che nella qualità, è molto comune nelle pazienti fumatrici.
L’intervento di mastopessi non ferma l’invecchiamento dei tessuti né contrasta le leggi di gravità, e se le aspettative della paziente sono realistiche, i risultati danno grandi soddisfazioni.
Nel caso in cui la paziente rimanesse incinta, non esistono problemi per un eventuale allattamento in quanto la tecnica standard non prevede l’interruzione dei dotti e la ghiandola rimane funzionalmente intatta. Se nel riposizionamento dei capezzoli è stato necessario il taglio dei dotti galattofori, non sarà possibile allattare, ma il tipo di tecnica chirurgica sarà comunque concordata prima dell’intervento.

CONTROLLI
Il giorno successivo o a 48 ore si isolano i drenaggi, dopodiché viene effettuata una visita di controllo a 7 giorni per medicare le cicatrici. I punti di sutura resteranno in sede fino a 15 giorni dall’intervento.
Preferiamo eseguire una visita di controllo anche a distanza di 60 e 90 giorni per monitorare l’evoluzione della guarigione.

Queste informazioni sono solo anticipatorie ma, al fine di fornirvi una maggior chiarezza, durante la prima visita vi verrà rilasciata copia del consenso informato e verrà discusso tale consenso insieme a voi, in modo da farvi approcciare l’intervento di Chirurgia Estetica con serenità e corretta informazione.

Chirurgia maschile – ginecomastia e aumento pettorali

Anche gli uomini sono dotati di mammelle, tuttavia nel sesso maschile sono poco sviluppate, hanno poco grasso, poca ghiandola e capezzoli piccoli.
Purtroppo con lo sviluppo e con il passare degli anni alcune persone possono presentare un fenomeno chiamato ginecomastia, condizione in cui le mammelle dell’uomo sono più grandi del normale e possono causare disagio e problemi.
Questo fenomeno può essere dovuto a diverse cause come ad un semplice accumulo di tessuto adiposo (pseudo-ginecomastia), alla presenza di una ghiandola mammaria di dimensioni maggiori alla norma (ginecomastia vera), a disturbi ormonali, sindromi genetiche o all’assunzione di particolari farmaci.
Prima di eseguire qualsiasi approccio chirurgico, è necessario eseguire un esame ecografico mammario ed un consulto endocrinologo dove potranno essere prescritti test ormonali per valutare la condizione di partenza.
Fortunatamente è possibile correggere la ginecomastia, sia che sia pseudo sia che sia vera, attraverso un intervento chirurgico.

TECNICA CHIRURGICA
A seconda dell’entità della ginecomastia, l’intervento si eseguirà o in anestesia locale con sedazione in regime di day-hospital, oppure in anestesia generale con ricovero di una notte.
È normale che durante la pubertà, si assista ad uno sviluppo della ghiandola mammaria anche nell’uomo, ma questa condizione va via via svanendo naturalmente.
Quando la naturale atrofia non interviene, bisogna valutare se la ginecomastia è causata da ipertrofia della ghiandola della mammella, eccesso di grasso o entrambe le condizioni.
Se la ginecomastia è provocata da un eccesso di tessuto adiposo viene eseguito un intervento di liposuzione; se è provocata da un eccesso di tessuto ghiandolare e/o adiposo può essere necessario operare, oltre ad una liposuzione, anche l’asportazione chirurgica del tessuto ghiandolare in eccesso o l’asportazione chirurgica della ghiandola stessa attraverso una incisione peri-areolare (nel margine inferiore dell’areola mammaria).
Dopo l’intervento il torace viene fasciato con una medicazione compressiva.

Aumento dei pettorali
A volte, nonostante l’esercizio fisico, a causa di una conformazione particolare del torace o di un intervento chirurgico, i muscoli pettorali appaiono di dimensioni inferiori a quelle desiderate.
Nel caso in cui si desideri un lieve aumento ed il soggetto sia un “buon donatore” si può procedere unicamente ad un autotrapianto di tessuto adiposo mediante lipofilling che viene prelevato da un’altra zona per poi essere lavorato e riposizionato in sede pettorale.
Molto più spesso si dovrà invece ricorrere all’inserimento chirurgico di protesi mammarie maschili.
Questi dispositivi vengono posizionati con una piccola incisione nascosta nell’ascella, dietro ai muscoli esistenti. L’intervento si potrà eseguire in anestesia generale, con ricovero di una notte e la ripresa delle attività normali si avrà dopo circa quindici giorni.
Durante la visita pre-operatoria si deciderà accuratamente il modello esatto di protesi da utilizzare, essendo queste ultime molto particolari.
Con le protesi sarà possibile condurre una vita totalmente normale e praticare qualsiasi tipo di attività fisica.

RIPRESA NORMALI ATTIVITÀ
La ripresa delle normali attività sarà in ogni caso rapida ma bisognerà tenere i pettorali fasciati per circa venti giorni.
Un gonfiore nella regione pettorale è sempre presente dopo l’intervento e inizia a diminuire dopo il terzo o quarto giorno fino a scomparire del tutto dopo una ventina di giorni.
Una medicazione compressiva è posta alla fine dell’intervento, la quale verrà rimossa dopo 48 – 72 ore e sostituita da una fascia elastica che dovrà essere indossata per circa 15 giorni.
La medicazione è rimossa dal chirurgo e non deve essere toccata dal paziente prima che ciò avvenga. I punti di sutura sono rimossi dopo 7 – 10 giorni.
È consigliabile riposare per i primi due o tre giorni e la doccia o il bagno sono consentiti generalmente dopo due settimane.
Il dolore è raramente intenso, ed è rappresentato da senso di fastidio, controllabile con i comuni analgesici.
Le attività lavorative e sociali saranno limitate per i primi due o tre giorni dopo l’intervento. Se l’attività lavorativa richiede un notevole impegno fisico, potrà essere necessario un periodo di riposo più prolungato.
Le complicanze sono rare e generalmente rispondono con prontezza ad un trattamento appropriato senza effetti sfavorevoli sul risultato finale dell’operazione. Le infezioni si verificano molto raramente e generalmente rispondono bene a trattamento antibiotico, la perdita di sensibilità del capezzolo, se si verifica, è generalmente temporanea e si riacquista quasi completamente con il tempo. In rare occasioni può essere permanente.
L’attività sportiva potrà essere ripresa dopo 2 settimane.
La guida dell’automobile, le abituali attività che non comportino notevoli sforzi e l’attività sessuale potranno essere riprese dopo tre o quattro giorni.

CONTROLLI
Dopo tre giorni dall’intervento viene effettuata una visita di controllo per valutare il follow-up e medicare le suture, dopodiché a 7 giorni si eseguirà una visita medica per rimuovere i punti di sutura.
Preferiamo eseguire una visita di controllo anche a distanza di 60 e 90 giorni per monitorare l’evoluzione della guarigione.

Queste informazioni sono solo anticipatorie ma, al fine di fornirvi una maggior chiarezza, durante la prima visita vi verrà rilasciata copia del consenso informato e verrà discusso tale consenso insieme a voi, in modo da farvi approcciare l’intervento di Chirurgia Estetica con serenità e corretta informazione.

Innesti di tessuto adiposo autologo: Lipofilling, SEFFI, microSEFFI e SEFFILLER®

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Rimozione neoformazioni cutanee

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