MASTOPESSI E AREOLOPESSI

Mastopessi e areolopessi – rimodellamento e sollevamento del seno e del complesso areola-capezzolo con o senza protesi

Nel corso della vita il seno subisce una evoluzione spontanea, naturale e fisiologica verso un rilassamento, e la ptosi può essere accentua¬ta e causata da molte cause che schematicamente si suddividono in:
• Fattori costituzionali: sono alla base del nostro aspetto e molte donne fin dallo sviluppo presentano un seno cadente. A essi è lega¬ta la struttura e l’elasticità della pelle che riveste il seno e la robustezza del legamento sospensore;
• Struttura della ghiandola: un seno prevalentemente ghiandolare e con struttura connettiva densa e compatta è più resistente alla ptosi di un seno adiposo;
• Il volume del seno: influisce sulla sua caduta in basso. In un seno grande, la cute che lo sostiene è sottoposta a una mag¬gior distensione;
• La forma del seno: un seno a base larga si conserva meglio di un seno a stretta base d’impianto o a forma di pera.
Gravidanze ed allattamento sono i fattori più naturali che influiscono su tale problematica, infatti l’aumento di volume della ghiandola determina una eccessiva disten¬sione della cute con frequente comparsa di smagliature per rottura delle fibre elastiche del derma. Nel post-partum la pelle con dif¬ficoltà ritorna al suo volume originale, rimanendo in genere in eccesso mentre la ghiandola va spesso incontro a atrofia.
Anche le variazioni di peso influiscono su tale condizione: ingrassamenti e dimagrimenti eccessivi e ripetuti determinano gli stessi effetti negativi delle gravidanze, distensione cutanea e atrofia di ghiandola e grasso.
Da quanto descritto vediamo come alla base di una ptosi mammaria, ossia di una caduta del seno, vi è una spro¬porzione tra il contenente (la pelle in eccesso) ed il contenuto (ghiandola e grasso ridotti di volume). L’intervento chirurgico ha lo scopo di riportare questi due elementi a una giusta proporzione tra loro con un “lifting cutaneo”, ossia una adeguata riduzione della cute in ecces¬so così da creare un nuovo e permanente reggiseno naturale. Allo stesso tempo si rimodella, si raccoglie e si solleva la ghiandola mammaria fissandola stabilmente in una posizione più alta, attraverso l’intervento di mastopessi.
La ptosi mammaria può essere di vario grado, I°-II°-III° grado in rapporto alla discesa del capezzolo ossia alla distanza tra la piega sotto¬mammaria ed il capezzolo stesso. Se la distanza tra il solco sottomammario e il capezzolo disceso è di 1-2 cm la ptosi è lieve, se 2-4 cm la ptosi è media, se più di 4-5 cm la ptosi è grave: maggiore è questa distanza, maggiore è la riduzione cutanea necessaria.
In base al volume di ghiandola e di grasso, la ptosi mammaria si può presentare in tre forme che richiedono differenti corre¬zioni chirurgiche:
• Ptosi con volume ghiandolare normale: il seno appare di volume normale, ma rilassato e flaccido, con cute poco elastica. Si esegue il singolo intervento di mastopessi;
• Ptosi con abbondante volume ghiandolare: in questo caso può essere necessaria anche una parziale riduzione del volu¬me generale, insieme alla mastopessi;
• Ptosi con scarso volume ghiandolare: sono i cosiddetti “seni svuotati” in cui vi è stato un riassorbimento o atrofia del contenuto ghiandolare. Il seno appare come un “sacco vuoto” che dovrà essere non solo ridotto, ma anche riempito. In tali casi è necessario completare l’intervento di mastopessi con l’inserimento di una protesi mammaria per dare un adeguato volume e consistenza al seno, questo intervento è definito con il termine di mastoprotesi.

TECNICA CHIRURGICA
Come per tutti gli altri interventi al seno è obbligatorio eseguire prima dell’intervento un’ecografia o mammografia per essere sicuri che non ci sia nessun nodulo da togliere durante l’intervento.
Dalla settimana precedente è buona norma non assumere acido acetilsalicilico (aspirina) o anti-infiammatori per evitare problemi di coagulazione e per i fumatori astenersi per almeno 4 settimane (due prima e due dopo l’operazione) dal fumo di sigaretta.
La mastopessi viene generalmente eseguita in anestesia generale; in pazienti selezionati possono essere praticate tecniche con cicatrici ridotte e di conseguenza gli interventi vengono condotti in anestesia locale con sedazione.
Se si vuole ottenere un buon risultato quando è presente una ptosi moderata-grave, è inevitabile il ricorso ad una pessi mammaria con sollevamento dell’areola e riduzione della cute in eccesso, in quanto è falso ritenere che il solo inserimento di una protesi possa sollevare il seno.
Alcune pazienti, come quelle che hanno un seno di piccole dimensione e quindi con una ptosi molto ridotta, possono essere sottoposte a procedure chirurgiche che prevedono cicatrici ridotte. La più frequentemente utilizzata tra queste tecniche è quella che prevede la rimozione della cute in eccesso ed il riposizionamento in alto del complesso areola-capezzolo mediante la sola cicatrice peri-areolare.
Le tecniche di mastopessi si distinguono in base alla cicatrice residua, oltre la sottile cicatrice che circonda l’areola che viene ridotta e sollevata in alto, e non sono dissimili dalle cicatrici della mastoplastica riduttiva (sola cicatrice peri-areolare, cicatrice verticale, cicatrice ad L, cicatrice a T); si rimodella quindi il seno riposizionando l’areola ed il capezzolo al giusto livello ed eliminando la pelle in eccesso per ottenere una forma esteticamente gradevole. Le incisioni che si effettuano nel corso dell’intervento lasciano delle cicatrici destinate a migliorare il loro aspetto, fino a diventare poco evidenti.
I punti fondamentali dell’intervento di scultura del nuovo seno sono tre:
• Il lifting cutaneo, ossia una riduzione appropriata della cute in eccesso con sollevamento e contemporanea riduzione dell’areola mammaria spesso ingrandita dalla distensione del seno;
• Il rimodellamento e sollevamento della ghiandola mammaria in modo tale da riempire stabilmente la metà superiore del seno (il polo superiore appiattito e svuotato) o con una protesi mammaria o con una autoprotesi ghiandolare;
• il bloccaggio del seno al muscolo pettorale con un nuovo e naturale legamento di sospensione, di modo che il risultato ottenuto sia duraturo negli anni.
L’intervento viene eseguito rimuovendo la porzione di lembi di tessuto in eccesso e restituendo al seno un volume, una forma e dei rapporti più armonici e proporzionati. L’aspetto definitivo sarà un seno rimodellato nei suoi diversi profili, quindi più piccolo, più armonico, leggero e tonico.
L’utilizzo eventuale di protesi mammaria (mastopessi con protesi) viene concordata durante la visita pre-operatoria e, nel caso in cui fosse necessaria, viene inserita attraverso lo stesso accesso necessario alla correzione della ptosi.
In base all’intervento eseguito vi può essere o meno l’indicazione di apporre dei drenaggi nel sito chirurgico. Il periodo post-operatorio prevede una medicazione protettiva che verrà sostituita successivamente da un reggiseno contenitivo.
Alcuni medici propongono anche un trattamento per sollevare il seno con fili interni o con filler di acido ialuronico, ma il nostro ambulatorio non impiega tali tecniche perché tali sostanze possono interferire con i regolari controlli al seno che una donna deve eseguire ed inoltre non garantiscono un risultato apprezzabile e stabile.
Solamente in casi selezionati sarà possibile utilizzare la tecnica del lipofilling (collegamento ipertestuale a LIPOFILLING) con lo stesso grasso della paziente per riempire il seno, qualora non vi sia un eccessivo rilassamento cutaneo.

Introflessione dei capezzoli
Purtroppo molte donne dall’età dello sviluppo presentano dei capezzoli completamente piatti o addirittura rivolti internamente. Il problema è ancora più grave quando questa situazione è presente solo da un lato ed è difficilmente nascondibile.
Fortunatamente la correzione è piuttosto semplice, eseguibile in anestesia locale ed in regime di day-hospital.
Si eseguirà una piccola incisione nascosta nell’areola e si allungheranno i dotti retraenti del capezzolo, ed un paio di minuscoli punti di sutura completeranno l’opera.
Tuttavia l’unico modo per poter totalmente contrastare la tendenza che dopo l’intervento i capezzoli tendano a ripiegarsi verso l’interno, è applicare un piercing che dovrà essere tenuto per i primi sei mesi post-operatori, dopodiché sarà possibile levarlo senza correre alcun rischio di ricadute.
Nella quasi totalità dei pazienti dopo l’intervento la sensibilità sarà mantenuta.

Lifting dei capezzoli
In altri casi, spesso dopo l’allattamento, i capezzoli diventano penduli ed hanno bisogno di un lifting per ritornare ad una forma e a delle dimensioni contenute.
Si potrà agire chirurgicamente in anestesia locale e in day-hospital ridimensionandoli, restituendo la corretta forma e riposizionandoli attraverso tecniche differenti che verranno valutate in sede di visita pre-operatoria. La richiesta di correzione del capezzolo pendulo è raramente isolata, più spesso la donna richiede una mastopessi con introduzione di protesi per ridare volume ai tessuti e abbina per ragioni estetiche la correzione del capezzolo pendulo e l’eventuale restringimento dell’areola. La tecnica operatoria comporta la resezione di uno spicchio di capezzolo e un accorciamento della sua lunghezza. Se l’areola è troppo grande si esegue la sua resezione parziale per ridurla.

RIPRESA NORMALI ATTIVITÀ
L’intervento di mastopessi che viene eseguito in anestesia generale, ha un decorso post-operatorio non doloroso (talvolta soprattutto ai lati della zona operata può insorgere una sensazione di bruciore dovuta alla sutura) e prevede 1-2 giorni di degenza.
La paziente dovrà indossare da subito un reggiseno conformato per 4 settimane. Dopo l’intervento è lecito attendere la comparsa di un edema che tende a scomparire in 4-6 settimane. Il dolore è molto modesto e ben controllabile con i farmaci e lascia rapidamente il posto ad un fastidio.
I punti di sutura vengono tolti in tempi successivi, i primi in settima giornata e gli ultimi in terza settimana.
La sensibilità dell’areola o del capezzolo è di solito recuperata in un periodo variabile da 2 a 6 mesi. Talvolta, però, soprattutto se la mastopessi è stata effettuata su un seno particolarmente grosso, l’eventuale interruzione di alcune terminazioni nervose, comporta un maggiore ritardo nel recupero della sensibilità originaria, e in qualche raro caso residuano zone con sensibilità parziale.
È buona norma attendere almeno una settimana prima della ripresa graduale dell’attività e comunque interrompere per almeno quattro quella sportiva, evitando tutti i movimenti che determinano un’eccessiva contrazione del muscolo pettorale e che stressano le cicatrici.
Il gonfiore e gli eventuali ematomi si risolvono in circa 15 giorni.
L’intervento di mastopessi è un intervento importante e come tutti gli interventi presenta complicanze generiche e specifiche associate ad esso.
Tra le complicanze generiche ricordiamo: sieromi, ematomi, infezioni. Tra quelle specifiche: la riduzione o perdita di sensibilità del complesso areola-capezzolo.
La mastopessi, a seconda del grado di ptosi mammaria e quindi della tecnica utilizzata, lascia in ogni caso delle cicatrici permanenti ed evidenti, che vengono comunque nascoste in un reggiseno o in un costume da bagno. Le cicatrici, che per un certo periodo rimangono sottili e lineari, verso il terzo mese si arrossano per poi schiarirsi definitivamente verso il sesto o nono mese.
Può talvolta verificarsi una non omogeneità dei due complessi areola-capezzolo. Una scadente cicatrizzazione, sia nella durata che nella qualità, è molto comune nelle pazienti fumatrici.
L’intervento di mastopessi non ferma l’invecchiamento dei tessuti né contrasta le leggi di gravità, e se le aspettative della paziente sono realistiche, i risultati danno grandi soddisfazioni.
Nel caso in cui la paziente rimanesse incinta, non esistono problemi per un eventuale allattamento in quanto la tecnica standard non prevede l’interruzione dei dotti e la ghiandola rimane funzionalmente intatta. Se nel riposizionamento dei capezzoli è stato necessario il taglio dei dotti galattofori, non sarà possibile allattare, ma il tipo di tecnica chirurgica sarà comunque concordata prima dell’intervento.

CONTROLLI
Il giorno successivo o a 48 ore si isolano i drenaggi, dopodiché viene effettuata una visita di controllo a 7 giorni per medicare le cicatrici. I punti di sutura resteranno in sede fino a 15 giorni dall’intervento.
Preferiamo eseguire una visita di controllo anche a distanza di 60 e 90 giorni per monitorare l’evoluzione della guarigione.

Queste informazioni sono solo anticipatorie ma, al fine di fornirvi una maggior chiarezza, durante la prima visita vi verrà rilasciata copia del consenso informato e verrà discusso tale consenso insieme a voi, in modo da farvi approcciare l’intervento di Chirurgia Estetica con serenità e corretta informazione.